ruolo del teatro oggi

La nascita del pubblico moderno nel Settecento. Si è potuto dimostrare che, intorno al 1595, le due principali compagnie attive a Londra, cioè i già citati Chamberlain's Men e gli Admiral's Men, totalizzavano da sole qualcosa come quindicimila biglietti venduti alla settimana. Va da sé che l'orefice (o lo speziale o l'ebanista o il cerusico) che oggi interpreta un santo (o un apostolo o un peccatore o un angelo) domani, a spettacolo concluso, tornerà alla propria professione o mestiere: dal ruolo teatrale 'eccezionale' trascorrerà daccapo al suo ruolo sociale quotidiano. Niente muri o barriere: anche la diversità trova accoglienza e ascolto, anzi diventa oggetto e soggetto creativo. Lo abbiamo intervistato per parlare del teatro di oggi, e di quanto, in fondo, ci sia ancora bisogno del pensiero di Fassbinder. Faivre, Le théâtre du Moyen Âge, in Corvin, 1991, p. 578). Starebbe alla politica coglierne appieno il valore e la possibilità, capire quanto e come simili iniziative potrebbero prefigurare un Paese diverso, inedito, più a misura d’uomo. Da ricerche statistiche assai minuziose compiute in differenti paesi europei, sappiamo che è composto da esponenti della piccola e media borghesia, per il sessanta per cento di sesso femminile, i quali vantano un diploma di studi superiori (licenza o laurea), hanno un'età media che oscilla tra i trenta e i quarant'anni o tra i sessanta e i settanta, ed esercitano (o hanno esercitato) la professione di insegnante o quella di impiegato di aziende pubbliche e private. Hamayon, che ha scritto il libro più ricco, a tutt'oggi, sullo sciamanesimo (v. Hamayon, 1989), senza dimenticare che "lo sciamanesimo è una forma elementare di religione, fondata sull'idea di un contatto diretto con gli esseri sopranaturali, nella quale lo sciamano, agente di quegli esseri, esprime corporalmente questo contatto", ha a più riprese sottolineato la teatralità di tale espressione (i balzi, la gesticolazione, le grida, gli ancheggiamenti, i salterelli, lo scalpitare, le scosse del capo all'indietro, sino alla graduale perdita di coscienza, alla trance quasi mortale) e, al tempo stesso, il forte investimento sociale della collettività, che nell'azione sciamanica ha addirittura una parte attiva: "Essa aiuta dapprima a sistemare lo spazio rituale, partecipa alle fumigazioni e alle altre purificazioni preliminari, sostiene lo sciamano nel suo 'viaggio' e nelle sue negoziazioni" con le potenze superne (cfr. (a cura di), The Oxford illustrated history of theatre, Oxford 1995 (tr. Nel cortile di palazzo Pitti, appositamente allagato, viene offerta agli ospiti una Naumachia, spettacolo allegorico che ha il suo apice narrativo in una battaglia di navi sulle quali sono, ovviamente, ospitati eroi ed eroine di una più o meno corrente mitologia equorea. Insegna Metodologia della critica dello spettacolo…. it., p. 10). Pelléas et Mélisande è e resterà un capolavoro: ma siamo, al suo esordio, ancora dinnanzi a un'élite teatrale che si identifica quasi totalmente, persino sul piano delle cifre, con un'élite sociale (anche in questo caso un gruppo fortemente connotato di intellettuali, adepti rigorosi di una stessa poetica).Ciò spiega bene, vorrei dire che addirittura anticipa il significato della riforma attuata, tra il 1924 e il 1929, dal più sensibile 'apostolo del nuovo teatro' del Novecento, Jacques Copeau. Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF. it. Non è questione, dunque, di disconoscerne la statura. Nella preziosa ristampa che ne ha curato a New York B. Blom nel 1968 si ammirano il Teatro Argentina di Roma (G. Theodoli, 1732), il primo San Carlo di Napoli (G. Medrano, 1737), il teatro della reggia di Caserta (L. Vanvitelli, 1751-1758): e più tardi avrebbero avuto buon diritto di entrarvi il Teatro alla Scala di Milano (G. Piermarini, 1776-1778) e La Fenice di Venezia (G. Selva, 1790-1792). Quanto alle sue reazioni, "applaude molto volentieri, davanti ai primattori s'entusiasma addirittura, mentre manifesta il proprio dissenso con molto maggior misura, anzi con un eccesso di misura, a giudizio d'alcuni osservatori. 8. : Storia del teatro, Bologna 1998).Sanguanini, B., Il pubblico all'italiana. La Dupont li ha così ricreati: "Dal punto di vista del pubblico un processo romano è fatto da due grandi discorsi che s'intrecciano, due monologhi recitati da avvocati che approfittano dell'occasione per valorizzare la propria persona e i propri talenti, parlando all'aria aperta, alla presenza dei curiosi che sono i futuri elettori. R.N. Dal teatro allo spettacolo: la civiltà romana. Un teatro pubblico come il Globe poteva contenere sino a tremila posti, mentre un teatro privato, come il Blackfriars, ne ospitava un migliaio. Ancora un polacco, Jerzy Grotowski, installa a Wroclaw nel 1965 un suo Teatro Laboratorio, nel quale un gruppo stabile d'attori (da nove a undici) crea e studia al tempo stesso le nuove vie di un 'teatro povero', in cui il corpo e la voce dell'interprete si liberano da blocchi e stereotipi per ritrovare le pulsioni profonde della più intima, spesso inconfessata verità interiore (v. Grotowski, 1968). Con la possibilità, poi, di sperimentare senza l’assillo delle leggi del mercato, senza inseguire il “nome televisivo”, il “titolo di richiamo”, la provocazione o lo scandalo buono solo a épater le bourgeois (semmai ce ne fossero ancora di borghesi da scandalizzare). Le Jeu de saint Nicolas di Jean Bodel, trovatore d'Arras, evoca la protezione da parte del santo suddetto dei tesori d'un re pagano, protezione rivelatasi tanto efficace che il sovrano si converte al cristianesimo. bibliografiaAlbini, U., Nel nome di Dioniso. Ma, più generalmente, le corti ambivano a un assai meglio assortito 'eclettismo' spettacolare. Il penny con cui si aveva diritto a entrare a teatro era l'ottantaquattresima frazione del salario settimanale di un operaio londinese: e corrispondeva a quanto quest'operaio spendeva per un piccolo boccale di birra (tre pence costava allora una pipata di tabacco, e sei pence la cosiddetta six-penny damnation, la prestazione d'una prostituta). L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Dal teatro allo spettacolo: la civiltà romana. È per questo pubblico, attento, esigente e colto, che David Garrick (1717-1779), il più grande attore londinese del tempo, matura quel modello di 'naturalezza recitativa' che è l'esatto opposto della pomposa enfasi, dell'oratoria retoricheggiante, dominante nello spettacolo seicentesco di corte (v. Nicoll, 1980). L'esperimento dei Copiaus dura cinque anni, sino al 1929. Costoro s'interessano non tanto dell'esito del processo quanto delle prestazioni oratorie dei due avversari. Si è calcolato che la frequentazione media dei teatri londinesi in questo periodo fosse di un milione di spettatori all'anno: una cifra eccezionale, se si tiene conto che la città contava, all'epoca, da centocinquantamila a duecentocinquantamila abitanti. Il Settecento è il secolo in cui viene portato a conclusione quel processo di rivoluzione dell'architettura teatrale, iniziato a metà Seicento, che consiste nella costruzione dell'edificio e della sala teatrale pubblica, così come siamo ancor oggi abituati, d'istinto, a concepirla. Agiscono nel rito vodu un sacerdote-regista (hungan) o una sacerdotessa (mambo), degli attori-cantanti-danzatori, un'orchestra di tamburi, uno scenografo che traccia disegni simbolici con farina di mais, un coreografo, un direttore del coro donna (hungenikon). Chiuso a lungo in manicomio, Artaud ebbe una sua ossessione tutta scenica: “rifare i corpi”, fino a farli danzare alla rovescia. Nascono così i Copiaus, che recitano in cittadine, paesi e villaggi della Borgogna (una regione sprovvista di sale al chiuso), su palchi ogni volta ricostruiti all'aria aperta, testi del teatro antico, ma soprattutto medievale, in chiave 'popolare': il che per Copeau vuol dire secondo un'essenzialità e intensità lirica quasi primitive. móndo2 s. mondo2 [lat. Essi assaporano da intenditori, apprezzando l'ampiezza di un periodo, la melodia di una clausola, gli accenti patetici di una perorazione. È il celebre passo (1449 b 24-28) della Poetica di Aristotele, che Di Benedetto correla ad altro passo della Politica (1341 b 32 ss. Sorge a 520 m s.l.m sulle sponde del fiume Isar ed è stata favorita dal convergere di varie strade provenienti dai valichi delle Alpi (la città costituisce il principale punto di accesso all’area alpina orientale), ... Città degli USA (8.363.710 ab. Gli attori e le attrici non furono più messi sullo stesso piano delle prostitute e dei giocolieri, diventarono membri privilegiati della società, e i drammaturghi cominciarono a essere pagati adeguatamente per il loro lavoro" (cfr. D'altra parte, il vodu implica la partecipazione costante del pubblico. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice. "Nel circo le corse a piedi, il pugilato, la lotta, le corse di carri. Martin Dumont sente il dovere di pubblicare in dispense un Parallelo delle piante delle più belle sale di spettacolo d'Italia e di Francia. Ogni masque veniva eseguito un solo giorno e una sola volta. Il loro scopo era quello di conciliare gli individui con alcune potenze sovrannaturali ritenute 'difficili': la messa a morte di un animale, con l'intenzione di evitare che lo spirito della vittima futura si rivolgesse contro il cacciatore, non si esauriva in un semplice rito propiziatorio, ma nell'assunzione di un particolare costume-maschera, nell'autorappresentazione di un determinato ruolo attraverso la pittura corporale, l'espressività, gestuale e mimica, la scansione di formule sacrali su un passo ritmato e con l'accompagnamento di un'essenziale partitura musicale (v. Lorelle, 1974). Vediamo come metterle in fila, perché il tema – più o meno comune – è quello del ruolo degli intellettuali in Italia oggi, ossia, provo a chiosare e rilanciare io, il ruolo dei critici. In questo "mondo autonomo" si formano un nuovo spettatore, un nuovo pubblico, una nuova società teatrale. ... ed è ancora oggi un argomento di discussione. Enciclopedia delle scienze sociali (1998). Oppure da Torino, dove il citato Gabriele Vacis ha ideato un “Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona”, con il sostegno dello Stabile Torinese a Pisa, con il pluriennale lavoro di Alessandro Garzella e della compagnia Animali Celesti. Secondo i nemici giurati del teatro, i puritani, che si battevano per una riforma integrale dei costumi secondo i dettami di Calvino, il pubblico del Globe non era costituito altro che da loschi individui, ladruncoli, ragazze di cattiva reputazione, sospetti giovinastri. 78-79). Il passaggio dalle società della caccia a quelle a economia agricola non ha attenuato il fenomeno, ne ha semmai dispiegato (e dunque chiarito) tutta la potenzialità teatrale. Gli spettatori parigini, che avevano assistito nel 1784, con sentimenti di viva partecipazione, a Il matrimonio di Figaro di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, nel 1789 erano in qualche modo naturalmente disposti a fremere di giusto sdegno dinnanzi al Carlo IX o la scuola dei re di Marie-Joseph Chenier e a partecipare con la debita tensione emotiva al più colossale 'spettacolo politico' della Rivoluzione: il processo, nel novembre 1792, a Luigi XVI, conclusosi con l'esecuzione capitale del monarca. È un pubblico costituito dalla media e alta borghesia che in Francia, in Inghilterra, in Germania (a Parigi, a Londra, ad Amburgo) pretende che il teatro 'comunichi', che si faccia cioè propositore di una realtà morale e sociale a lui contemporanea: un pubblico che sente come un proprio diritto inalienabile quello di mostrarsi criticamente attivo non solo verso il singolo drammaturgo e la sua opera, ma anche, e soprattutto, verso lo spettacolo e i suoi interpreti, dando prova di una spiccata competenza in merito all'allestimento e all'interpretazione. Il teatro delle corti o l'esaltazione del potere nel Cinque-Seicento europeo. Sorge allo sbocco del fiume Hudson nell’Oceano Atlantico, in parte sopra la terraferma, ma specialmente sopra le isole che chiudono la Upper Bay: Manhattan e Staten Island in primo luogo, e poi la sezione occidentale di Long Island. Nella pompa triumphans si articola un doppio spettacolo: "quello della città che si ammira nel proprio esercito vittorioso e quello del trionfatore che si offre all'ammirazione" (ibid. Beh, ma la risposta è semplice: immedesimazione. Ma quella che viene considerata la culla del naturalismo e il grembo della moderna regia è, per la verità, la saletta di una ex compagnia di filodrammatici, e il pubblico di habitués che segue lo strenuo lavoro di Antoine, ex impiegato del gas, è quello stesso che gli fornisce i copioni: sono, in senso lato, gli amici delle serate di Médan (tra cui Maupassant), i due fratelli Goncourt, Alphonse Daudet, e vari scrittori oggi giustamente dimenticati, come Jean Jullien, Ferdinand Icres, Georges Ancey. L'oratore ostenta chiaramente il disprezzo per i mezzi che sono dell'attore, pur confessando ingenuamente di invidiarglieli. Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Perché ci sono tante opere antiche trasportate ai nostri tempi? 5. La tesi della doppia moralità. Holland e Patterson, Eighteenth century theatre, in Russell Brown, 1995; tr. Cochin osserva nel 1749 che "il teatro è diventato uno dei principali oggetti di curiosità per coloro che compiono il viaggio in Italia", e tra il 1760 e il 1770 G.P. Ma il regista sviluppa al massimo l’orchestrazione del testo (onde evitare stravolgimenti di … Dunque ricerca e esplorazione di nuovi linguaggi, di codici diversi, di possibilità drammaturgiche, poetiche, registiche, interpretative assolutamente originali. La nascita del pubblico moderno nel Settecento. Un allievo di Grotowski, il salentino Eugenio Barba, dà una salda base di continuità e ricerca a un suo 'teatro laboratorio' (ancora una vera e propria comunità), l'Odin Teatret, radicato a Holstebro, in Danimarca, dal 1966, ma aperto, da allora a oggi, a esperienze di comunicazione antropologico-teatrale tra culture diverse, come quelle europee, quelle indioamericane, quelle cinesi e indiane (v. Barba, 1996). it. Un grandissimo spettacolo, rigorosissimo e di forte impatto visivo. "Si guarda dai palchi - ha scritto Fabrizio Cruciani (v., 1992, p. 13) - e si guardano gli spettatori nei palchi: lo spazio della sala si realizza come luogo dello sguardo in tutte le sue possibili implicazioni, esiste come 'interno', mondo autonomo e separato per la vita extraquotidiana dello spettatore, luogo popolato di presenze potenziali prima di essere riempito: significante prima degli spettacoli". A queste protostrutture a capitale pubblico si sono poi affiancate, almeno nel nostro paese, varie altre strutture - a capitale misto pubblico e privato, a capitale privato - germinate dalle prime per filiazione, mentre si sono moltiplicate le forme di teatro sussidiarie come, per limitarci a un filone, i centri di produzione teatrale per la gioventù e l'infanzia (v. Sanguanini, 1989; v. Trezzini, 1991).Questa grande rete di produzione teatrale (che in Italia giunge a conglobare oltre trecento formazioni, ovviamente di diversa fisionomia, struttura e creatività ) 'serve' circa l'ottanta per cento del pubblico, che potremmo definire 'tradizionale': e tradizionale è, fatte tutte le debite distinzioni, il prodotto scenico che tale rete offre (con un divario enorme, s'intende, a livello espressivo, tra lo spettacolo di un grande teatro pubblico nazionale e quello di una piccola compagine di provincia).Il restante venti per cento è fatto di ricerca e sperimentazione: e qui il modello che di nuovo si propone a questa ristretta area marginale e alternativa, in Italia come in Spagna, in Francia come in Inghilterra, è quello dell'istituzione 'comunitaria' e del lavoro collettivo e paritario. Ma diventa presto evidente che il teatro tradizionalmente affidato ai due generi canonici - commedia prima, tragedia poi - riesce poco efficace per una trasmissione altisonante di valori quali il lusso, il prestigio, la potenza economica, la forza militare, tipici di una cultura curtense. A un'estremità del salone sorgeva il palco, all'opposta estremità il baldacchino col trono del re; lungo i due lati, su immense gradinate, tutta l'aristocrazia di corte, secondo la gerarchia dei gradi nobiliari; al centro, un enorme tappeto per le danze. Registi pedagoghi e comunità teatrali nel XX secolo, Firenze 1985.Cruciani, F., Lo spazio del teatro, Roma-Bari 1992.Di Benedetto, V., Medda, E., La tragedia sulla scena, Torino 1997.Dumur, G. (a cura di), Histoire des spectacles, Paris 1965.Dupont, F., L'acteur-roi ou le théâtre dans la Rome antique, Paris 1985 (tr. E se l’attore era “il suppliziato che fa cenni dal patibolo”, ecco allora che le tante diversità e disabilità umane che oggi abitano il palcoscenico, con il loro carico di storie difficili, sono l’apoteosi di un teatro che ha sbaragliato ogni forma per giungere a una sostanza nuova. Stiamo evocando alcune occasioni spettacolari e figurative d'una corte i cui registri contabili comprovano spese, dal 1622 al 1638, per almeno cinquecento allestimenti nel cosiddetto salón de comedias dell'Alcazar (v. Greer, 1991).A Londra, alla corte degli Stuart, il re Giacomo I, la regina Anna e, più tardi, Carlo I e la regina Enrichetta Maria trovarono un'occasione di adeguata celebrazione della loro sconfinata potenza nel masque (scritto dapprima mask o maske), cioè nella più sontuosa forma di spettacolo di corte che la poesia, la danza, la musica, la scenografia, la costumistica potessero concorrere a formare. Il Plutarco del trattato Sull'amore testimonia che Euripide, con una battuta d'apertura della Melanippide sapiente ("Zeus, chiunque sia, lo conosco solo di fama"), suscitò lo sdegno del pubblico a tal punto da dover riscrivere integralmente la battuta stessa. Ad Amsterdam sorge lo Schouburg, a Vienna l'Opera è più volte rifatta, così come il Drury Lane a Londra. Quest’ultimo rispecchia la realtà in modo ancora più fedele di quanto avesse mai potuto fare il suo predecessore, portando l’avo, dunque, a spogliarsi di ogni finzione, portando sul palcoscenico la vita e le inquietudini della piccola e media borghesia, interpretate da drammaturghi come il norvegese Henrik Ibsen e l’italiano Pirandello. Thompson, English Renaissance and restoration theatre, in Russell Brown, 1995; tr. La socialità del teatro tra protostoria e cultura primitivaIn una sintesi ancor oggi autorevole (v. Dumur, 1965) A. Schaeffner proponeva agli esperti del fatto teatrale una serie di sinonimi - etnodramma, mitodramma, sociodramma primitivo - per connotare plausibilmente, sul piano scientifico, le forme di preteatro che gli studiosi delle prime società umane avevano ravvisato in documenti di inoppugnabile veridicità.Alcune delle prime società umane, le cosiddette società del Paleolitico, hanno infatti lasciato tracce inoppugnabili, in pitture e incisioni rupestri, di figurazioni ambigue (uomini-cervo, uomini-bisonte), il cui zoomorfismo è da ricondursi, per consenso ormai comune, a mimodrammi o pantomime sacrali. Elisabetta è il sovrano che ribadisce, sulle orme di Enrico VIII, la centralità della monarchia nello Stato: godendo di un maggiore consenso, e persino della complicità della larga maggioranza dei suoi sudditi. È, paradossalmente, il coronamento del pensiero di Antonin Artaud, il grande marsigliese, teorico folle del “teatro della crudeltà”. Ognuno fa storia a sé, porta avanti il proprio discorso e la propria pratica. La socialità del teatro tra protostoria e cultura primitiva. Il testo stesso è scritto al fine di creare una musicalità di suoni e di sensi" (v. Dupont, 1985; tr. 3. In questo senso, esso è all'opposto della concezione brechtiana della 'distanziazione' e s'apparenta semmai a quel 'teatro della crudeltà' vagheggiato da Antonin Artaud" (ibid., p. 860). Iniziò a discutere la propria estetica e a evolversi da mestiere ad arte. Si potrebbe citare, ad esempio, il bellissimo lavoro teatrale dei Frati Minori Cappuccini della Lombardia, e tra questi Frate Stefano Luca, con i bambini soldato in Africa subsahariana. Ma la testimonianza più toccante, che ha una sua risonanza propriamente etica, è quella del Plutarco della Vita di Nicia, nelle Vite parallele: alcuni ateniesi, prigionieri dei Siracusani dopo la sconfitta del 413, si salvarono recitando a memoria versi di Euripide, amatissimo allora in Sicilia (v. Albini, 1991).Questa adesione del pubblico greco al suo teatro, meglio e più che al teatro dei suoi, non è senza un preciso riscontro nella vita civile e financo politica dello Stato greco. In queste sale viene educandosi, sera dopo sera, un nuovo pubblico a pagamento, che rifiuta istintivamente un'idea di teatro elitario, depositario di astrattamente raffinate invenzioni allegoriche o simboliche, e che al tempo stesso prova un esplicito fastidio per le varie forme di teatro 'povero' (quali i cascami dell'ormai languente commedia dell'arte, degradatasi a livelli di vistosa volgarità). Iscriviti a PENSA ✨ STUDIA FAI , la newsletter di cheFare Élites culturali ed élites sociali tra fine Ottocento e primo Novecento. La grande e trionfale tournée che Garrick compie praticamente in tutt'Europa, tra il 1763 e il 1765, non è senza influenza su uno dei due più originali e profondi dialoghi sull'arte scenica del Settecento: il Paradosso sull'attore dell'illuminista Denis Diderot (scritto nel 1773 e rimaneggiato nel 1778), in cui due interlocutori discettano sulla 'paradossale' mancanza di sensibilità dell'attore, che sola lo renderebbe grande (v. Jourdain, 1921). I borghesi commercianti della vitalissima città tedesca si quotano perché vi venga costruito un nuovo teatro, lo inaugurano il 22 aprile 1767, ne affidano la direzione a Iohan Frederick Loewen, mentre il Dramaturg, cioè il responsabile del repertorio, sarà lo stesso Lessing. Siamo verso il 1200: del 1260-1265 è il Miracle de Théophile di Rutebeuf, nato nella Champagne ma vissuto a Parigi, in cui la Vergine, per la prima volta in scena, salva un chierico vendutosi al diavolo (v. Rey-Flaud, 1980). Lo spaccato che ne emerge è sicuramente molto interessante, addirittura commovente. 7. La Ribalta-Accademia Arte della Diversità, teatro e carcere della Regione Emilia Romagna, La cultura in trasformazione al Salone del Libro di Torino, ‘Mai nella storia si è scritto così tanto’: intervista a Giacomo Papi, direttore della Scuola Belleville, È possibile una finanza responsabile? Rito, teatro e società nella Grecia anticaIl nesso tra ritualità religiosa, teatralità e reattività sociale si fa stringente e assume una rilevanza e una pregnanza di significato irripetibile nella Grecia antica, e in particolare nell'Atene dell'età di Pericle.Com'è noto, le rappresentazioni teatrali, e quelle tragiche specificamente, si svolgevano all'interno di una delle più importanti feste religiose ateniesi, le dionisie cittadine, ἀϚτιϰά, secondo Tucidide, o grandi, μεγάλα, secondo Aristotele, dal decimo al tredicesimo giorno del mese attico di elafebolione (marzo-aprile), quando la primavera sta per riprendere e, dopo l'inverno, si riaprono i commerci marittimi. In quest’epoca lo spettacolo teatrale conobbe la sua massima fioritura e in Italia nasce la commedia dell’arte, tornando alle maschere e alle dinamiche tipiche della Grecia classica. Che voglia contestarla, comprenderla o osannarla, il teatro è questo ed è stato sempre questo. I tre giorni delle grandi dionisie, o dionisie cittadine, erano occupati per l'appunto dall'esecuzione delle dodici opere. E l’ha interamente dedicato a tutte quelle pratiche musicali (dalla creazione artistica, alla formazione, dalla nazionale cantanti alle orchestre di periferia, e altro) che nascono in contesti di disagio psicofisico o sociale. Naturalismo e simbolismo nel ventennio di fine secolo in Francia, Italia e Germania, e, a partire dal secondo decennio del Novecento, futurismo, cubofuturismo, espressionismo e poi, in rapida sequenza, dadaismo e surrealismo ribaltano la situazione di esemplare compattezza e coerenza che si era venuta formando, per quanto concerne il rapporto teatro-società, nelle platee delle più avvertite città d'Europa, tra illuminismo e romanticismo. nel 2008), capoluogo del Land di Baviera. 5. Leggendo questo titolo, vi sarete chiesti: “come è possibile riassumere in poche righe la storia e il ruolo del teatro dall’antichità ad oggi?” Come ve lo siete chiesti voi, me lo sono domandata anche io e, ovviamente, è impossibile farlo in modo dettagliato, ma certo posso farvi notare un elemento che, nonostante i diversi stili, rappresentazioni e tematiche nel tempo, non è mai cambiato: il teatro è lo specchio della realtà. Lo Stato, s'è detto, demandava all'arconte il controllo delle grandiose feste annuali. Ma poi perché su quelle migliaia di spettatori lo spettacolo tragico - spettacolo di vicende terribili e luttuose - agiva, attraverso i due fondamentali ed elementari sentimenti della compassione e della paura, portando "a compimento la purificazione di tali emozioni". Ma il panorama della creatività sociale è davvero ampio e articolato, difficile contenerlo o catalogarlo. Perché non fatichiamo ad applicare una qualsiasi opera di Plauto alla corruzione della politica odierna? Da un 'teatro per la società', la quale a sua immagine lo pretende e lo forgia, lo asseconda e lo condiziona, nei contenuti come nelle forme, nella tematica come nell'interpretazione, l'Europa delle varie nazioni si va adattando all'idea di tante 'microsocietà' teatrali quante sono le forme della sperimentazione scenica.

U2 Pride Testo, Comune Di Amaroni, Preghiere Di Protezione Alla Madonna, Madonna Del Rosario Protettrice, Fiera San Savino Ivrea 2020, Cooperativa Barcaioli Ponzesi, Brancaleone Da Norcia, Chiesa Di Sorrento, Silvia Motta Capelli Malattia, Carlotta Manzoli Biografia,

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